La Caretta caretta, la tartaruga marina più diffusa nel Mediterraneo, è una specie affascinante e fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi marini. Negli ultimi anni, la sua presenza lungo le coste italiane – Liguria inclusa – è diventata sempre più frequente, offrendo nuove opportunità di conoscenza ma anche importanti responsabilità di tutela.
Un rettile perfettamente adattato al mare
Le tartarughe marine appartengono al gruppo dei rettili: respirano con i polmoni, hanno il corpo ricoperto da squame e depongono le uova sulla terraferma. La loro temperatura corporea varia in base all’ambiente, rendendole animali ectotermi.
Il loro corpo è protetto da una struttura unica: una corazza composta da carapace (parte superiore) e piastrone (parte inferiore), formata da ossa fuse e ricoperta da placche cornee. Le zampe si sono evolute in pinne, perfette per il nuoto, mentre speciali ghiandole permettono di eliminare il sale in eccesso.
Non meno sorprendenti sono i loro sensi: vedono bene i colori blu e verde, hanno un olfatto sviluppato e riescono a orientarsi grazie al campo magnetico terrestre, che le guida durante le lunghe migrazioni.
Il ciclo vitale: dalla spiaggia al mare aperto
Il ciclo di vita della Caretta caretta è un viaggio straordinario. Le femmine tornano sulle spiagge per deporre le uova ogni 2-3 anni, realizzando più nidi nella stessa stagione. Dopo circa 50-70 giorni, i piccoli emergono dalla sabbia – spesso di notte – e si dirigono istintivamente verso il mare.
Nei primi anni di vita vivono in mare aperto, trasportati dalle correnti. Da adulte, compiono lunghe migrazioni tra le aree di alimentazione e quelle di riproduzione, spesso tornando proprio sulla spiaggia dove sono nate.
Il Santuario Pelagos e l’espansione verso Nord
Il Santuario Pelagos rappresenta un’area fondamentale per la presenza della Caretta caretta, soprattutto come zona di alimentazione durante i mesi più caldi.
Negli ultimi anni si è registrato un fenomeno significativo: l’aumento dei nidi lungo le coste del Nord Italia. Questo cambiamento è legato sia al riscaldamento delle acque marine sia al successo delle attività di conservazione. I primi nidi in Toscana risalgono al 2013, mentre in Liguria il primo evento documentato è del 2021.
Cosa fare in caso di avvistamento
L’incontro con una tartaruga marina o con tracce di nidificazione è un evento prezioso, ma richiede comportamenti responsabili. È fondamentale:
- non disturbare l’animale
- non calpestare le tracce sulla sabbia
- mantenere la distanza ed evitare luci e flash
- segnalare subito l’avvistamento alla Guardia Costiera (1530 o 112)
Queste semplici azioni possono fare la differenza per la sopravvivenza della specie.
Il ruolo del monitoraggio e dei volontari
In Liguria, i nidi vengono monitorati da gruppi specializzati e volontari formati. Le aree di nidificazione vengono delimitate e controllate per tutto il periodo di incubazione. Quando si avvicina la schiusa, operatori e volontari presidiano il sito per accompagnare i piccoli verso il mare e raccogliere dati utili alla ricerca scientifica.
Proteggere il mare è una responsabilità condivisa
La tutela della Caretta caretta non riguarda solo gli esperti: è il risultato di una collaborazione tra enti scientifici, istituzioni, associazioni e cittadini. Oltre alla gestione dei nidi, sono fondamentali attività di educazione ambientale e sensibilizzazione, rivolte a scuole, operatori turistici e comunità locali.
Ogni gesto conta: rispettare l’ambiente, informarsi e diffondere buone pratiche significa contribuire concretamente alla salvaguardia del mare e della sua biodiversità.
